15 maggio 2006

Vogliamo sapere

Una cosa è certa: in qualsiasi stato democratico all’ascesa del signor B al vertice delle istituzioni sarebbe seguita una rapida discesa, in quanto stampa e TV avrebbero preteso di informare i cittadini sul suo passato “oscuro”. Un giornalismo indipendente non si sarebbe fermato davanti alle intimidazioni ma avrebbe potuto pretendere delle risposte, come ha tentato di fare al nostro posto l’Economist.

Secondo Freedom of the Press la libertà di informazione nel nostro paese è notevolmente peggiorata, facendoci precipitare nel mondo al 77° posto del 2004 (con Bulgaria e Mongolia). Insieme alla Turchia siamo l’unico paese dell’Europa Occidentale ad essere definito come “Partly Free” (parzialmente libero).

L’informazione vera ormai non arriva più nelle case dei cittadini attraverso i canali tradizionali rappresentati dalla TV e dai grandi quotidiani. Per chi vuole sapere non rimane altra alternativa che servirsi di altri mezzi come la rete, i piccoli giornali indipendenti o i media stranieri. Il problema è che una grandissima parte degli italiani, vuoi per inerzia culturale, poca praticità con le nuove tecnologie o difficoltà di accedervi, continua a considerare il TG o i vari talk-show politici come un buon modo per informarsi sulle vicende politiche ed economiche del nostro paese!

Il nuovo governo difficilmente porrà un rimedio a questa situazione. Il conflitto di interessi non è stato affrontato quando sono stati al governo dal 1996 al 2001 e probabilmente non verrà affrontato neanche adesso. Dobbiamo pensarci noi, anche se la sfida è grande.

Per cominciare potremmo aderire alla proposta di referendum per un'altra tv, che si propone un riordino della RAI, sottraendola al controllo politico e restituendola ai cittadini.