30 maggio 2006

Sicilia: comunque un grande segnale

Premetto che non sono siciliano, né in quella terra ci sono mai stato (anche se conto di farlo quanto prima). Detto questo volevo sottolineare l’ottimo risultato ottenuto alle recenti elezioni regionali da Rita Borsellino, con oltre il 41%.

Il popolo siciliano ha dato a mio avviso un grandissimo segnale contro la Mafia e il malgoverno, esprimendo un voto di coraggio non solo al candidato e al suo programma, ma anche alla memoria del fratello, che per la Sicilia ha dato la sua vita.

Certo non si è riusciti a conquistare la maggioranza ma ritengo che quello che è avvenuto valga più di una vittoria di misura, alla quale sarebbe magari seguito un governo difficile e di breve durata, che avrebbe un ulteriore ondata di sfiducia nella gente.

Credo invece che con questo voto siano state poste le basi per un rinnovamento importante sul quale si potrà costruire in futuro una nuova storia nella lotta alla Mafia, attaccandola nel suo centro nevralgico da sempre, quello delle istituzioni, all’interno delle quali si insinua come una piovra.

Forse sono troppo ottimista ma io penso che se dalla Sicilia dovessero continuare ad arrivare segnali di questo tipo, a Roma molte poltrone comincerebbero a vacillare e tutto il paese ne trarrebbe beneficio.

25 maggio 2006

Previti di nuovo in Parlamento?!

Qualche giorno fa, parlando della recente condanna di Cesare Previti per corruzione giudiziaria, concludevo con la certezza che in Parlamento non lo avremmo più rivisto.

Non so quale fosse il motivo del mio convincimento, ma non mi passava neanche per l’anticamera del cervello che una persona potesse rappresentarci dopo una condanna per un reato così grave, che mina uno dei fondamenti della nostra Costituzione.

Ieri invece, scorrendo la lista della Camera dei Deputati, ho intravisto il suo nome e mi sono detto: “No, ma come è possibile?!”.

Stentavo a crederci e mi domandavo con quale faccia tosta un partito possa insediare alla Camera un galeotto, che non si trova dietro le sbarre solo perché ha beneficiato di una delle tante leggi sfornate dal precedente governo.

Poi ho realizzato: “ma certo, quel partito è Forza Italia, e a far compagnia a Cesare, in Parlamento, ci sono altri condannati in via definitiva, tali Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Massimo Maria Berruti, Alfredo Biondi, Giampiero Cantoni, Lino Jannuzzi, Egidio Sterpa e Alfredo Vito. Lo fanno per stare in compagnia, per non sentirsi soli, perseguitati dalla magistratura…”.

E’ ora di finirla con questo schifo. E’ intollerabile che si pretenda il rispetto delle leggi da parte dei cittadini se chi queste leggi le fa è il primo a non rispettarle. Ma il guaio è che senza una vera informazione queste cose continueranno a succedere…

Dobbiamo continuare a lottare.

23 maggio 2006

Vattinne guagliò

Pochi ne parlano, di certo non i TG asserviti al potere, e quindi pochi ne sono a conoscenza.

In Parlamento, a rappresentare noi tutti, ci sono un sacco di pregiudicati, persone con sentenze definitive confermate per i reati più vari (corruzione, associazione mafiosa, falso in bilancio, ecc.).

Per un elenco completo di questi scomodi personaggi vi consiglio di dare un’occhiata al blog di Beppe Grillo, sul quale questa lista è costantemente aggiornata.

In questo post narro di uno di loro in particolare, il senatore di FI Marcello Dell’Utri.

Ebbene quest’uomo, da sempre vicino al signor B, è stato condannato ben due volte:

1) condanna definitiva a 2 anni e 3 mesi per false fatturazioni e frode fiscale (false fatture di Publitalia, di cui era Presidente ed Amministratore). Dopo questa sentenza è diventato tranquillamente Senatore della Repubblica ed Europarlamentare.

2) condanna in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (dicembre 2004). In pratica è stato giudicato responsabile di intermediazione fra il signor B e Cosa Nostra. Qui potete trovare il testo integrale della sentenza del tribunale di Palermo (sono 1775 pagine, ma potete limitarvi alle ultime 20), mentre dal sito di Viral Video potete scaricare una puntuale descrizione dei fatti di Gianni Barbacetto, altro giornalista scomodo al potere. Anche a seguito di questa condanna, ben più grave, nessuno dei nostri dipendenti, come li definisce Beppe Grillo, si è sognato di impedirgli di entrare a far parte, nell’aprile scorso, del Senato della Repubblica.

Ma dico io: è mai possibile!!?? Siamo veramente una repubblica delle banane.

Andiamo alla ricerca delle notizie, quelle vere, e diffondiamole.

Solo così possiamo sperare di cambiare le cose!!!

22 maggio 2006

Fondi Pensione o Fondi Bidone?

Mi sa che qualcuno, come al solito, ci sta prendendo per il c..o.

La questione “pensioni”, si sa, è un tema caldo che riguarda un po’ tutti e da qualche anno si sente parlare dei “Fondi Pensione”, dipinti come l’alternativa alla vecchia pensione INPS, come una strada che tutti dobbiamo prima o poi percorrere per assicurarci un reddito post lavorativo.

Io non ne ero così sicuro e lo sono ancora meno dopo aver seguito ieri in TV il servizio, come sempre ottimo e pungente, fatto da Report su questo tema.

Nel corso della puntata è intervenuto Luigi Scilìa, presidente della Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), ente pubblico la cui attività è rivolta alla tutela del risparmio previdenziale, alla trasparenza e al corretto funzionamento del sistema dei fondi pensione e il cui scopo è quello di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale.

Scilìa, la persona posta a capo dell’ente che controlla il corretto funzionamento e la trasparenza dei Fondi Pensioni, parla apertamente di rischio e di fortuna come variabili da considerare per chi affida i propri soldi ad un Fondo Pensione.

Le opinioni degli esperti sono poco incoraggianti.

Beppe Scienza, professore del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino, da sempre si serve della matematica per fare le pulci al risparmio gestito. Le sue analisi dimostrano che l’investimento in Buoni Postali Fruttiferi Ordinari, esente da rischi, assicura lo stesso rendimento dei Fondi Pensione. Un investimento bilanciato in azioni ed obbligazioni rende invece il 15% in più di un Fondo Pensione.

Cesare Armellini, presidente di Consultique, la società che cura la pagella settimanale dei Fondi Pensione del Sole24ore, è molto diretto. Lui i suoi risparmi non li affiderebbe mai ad un Fondo Pensione.

Insomma, io che ero scettico lo sono ancora di più.

Quello che ho capito documentandomi un po’ è questo:

· in Italia il TFR cuba circa 13 miliardi di euro all’anno, una cifra da capogiro;

· il sistema bancario possiede il 96% delle Società di Gestione del Risparmio, cioè le società che gestiscono i nostri risparmi per conto del Fondo;

· il sistema bancario vuole mettere le mani su quei soldi, vuole gestirli, vuole specularci, lasciando ai risparmiatori le briciole, se avanzano…

Non facciamoci fregare!!!

18 maggio 2006

Quella faccia un po’ così…

Gli amici, tra i quali figura anche il nostro signor B., sono convinti che sia vittima di un pregiudizio lombrosiano. Insomma, che la sua colpa sia stata quella di avere una faccia un po' così (Repubblica 22 novembre 2003) e per colpa di questa faccia la magistratura lo abbia perseguitato.

Sto parlando dell’avvocato romano Cesare Previti, recentemente condannato in Cassazione a 7 anni nell’ambito del processo IMI-SIR; l’accusa per questa persona “con la faccia un po’ così” (io saprei come definirla quella faccia ma mi trattengo), era quella di aver corrotto dei giudici affinché l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) e quindi lo Stato venisse condannato a sborsare al gruppo chimico Sir della famiglia Rovelli la somma di 1000 miliardi di lire, sottratti alle tasche dei cittadini.

Alcuni parlamentari, anche di sinistra, hanno gridato allo scandalo per questa sentenza, giudicandola troppo dura per una persona che in fondo non si è sottratta alla giustizia fuggendo all’estero e che ha oltre 70 anni.

Ma stiamo scherzando!!! E gli oltre 50.000 carcerati che non si sono sottratti alla giustizia che dovrebbero fare, chiamare il loro parlamentare di fiducia.

Dopo qualche giorno è uscito di prigione, agli arresti domiciliari. Ma questa è un'altra storia.

Quantomeno in parlamento, quella faccia un po’ così, non la rivedremo più.

16 maggio 2006

Chi si rivede!

Forse qualcosa sta cambiando…

In questi giorni mi è capitato di rivedere in tv, con grande piacere, il giornalista Marco Travaglio.

Personaggio “scomodo”, a destra e a sinistra, in quanto oltre ad essere un grande esperto di cronaca giudiziaria ha il brutto vizio (per il suo interlocutore, non per noi) di fare delle vere domande, infischiandosene se sono scomode.

Non lo si vedeva dal lontano 2001, quando fu invitato a Satyricon da Luttazzi per parlare di un suo libro, “L’odore dei soldi”, che raccontava alcuni aspetti cruciali della storia del signor B attraverso alcuni documenti pressoché inediti per il grande pubblico:

· l'intervista che Paolo Borsellino rilasciò due mesi prima di morire a una TV francese sulle indagini della sua Procura sui rapporti tra il signor B, Dell'Utri e Mangano;

· i rapporti stilati da un funzionario della Banca d'Italia e da un ufficiale della Dia, per conto della Procura antimafia di Palermo, su centinaia di miliardi di investimento al gruppo Fininvest;

· gli interrogatori del signor B e di Dell'Utri al processo di Torino per le fatture false di Publitalia;

· la legge Tremonti, come "prova su strada" del conflitto di interessi.

Questa intervista provocò una doppia querela da parte del signor B, sia alla RAI per la trasmissione Satyricon che a Travaglio per il libro (nel 2006 il tribunale di Roma ha respinto sia la prima che la seconda) e l’emarginazione catodica sia di Luttazzi che di Travaglio.

Speriamo non sia solo un fuoco di paglia, ma che l’incendio divampi. Aspettiamo anche Biagi, Santoro, Luttazzi, Sabina Guzzanti e molti altri…

15 maggio 2006

Vogliamo sapere

Una cosa è certa: in qualsiasi stato democratico all’ascesa del signor B al vertice delle istituzioni sarebbe seguita una rapida discesa, in quanto stampa e TV avrebbero preteso di informare i cittadini sul suo passato “oscuro”. Un giornalismo indipendente non si sarebbe fermato davanti alle intimidazioni ma avrebbe potuto pretendere delle risposte, come ha tentato di fare al nostro posto l’Economist.

Secondo Freedom of the Press la libertà di informazione nel nostro paese è notevolmente peggiorata, facendoci precipitare nel mondo al 77° posto del 2004 (con Bulgaria e Mongolia). Insieme alla Turchia siamo l’unico paese dell’Europa Occidentale ad essere definito come “Partly Free” (parzialmente libero).

L’informazione vera ormai non arriva più nelle case dei cittadini attraverso i canali tradizionali rappresentati dalla TV e dai grandi quotidiani. Per chi vuole sapere non rimane altra alternativa che servirsi di altri mezzi come la rete, i piccoli giornali indipendenti o i media stranieri. Il problema è che una grandissima parte degli italiani, vuoi per inerzia culturale, poca praticità con le nuove tecnologie o difficoltà di accedervi, continua a considerare il TG o i vari talk-show politici come un buon modo per informarsi sulle vicende politiche ed economiche del nostro paese!

Il nuovo governo difficilmente porrà un rimedio a questa situazione. Il conflitto di interessi non è stato affrontato quando sono stati al governo dal 1996 al 2001 e probabilmente non verrà affrontato neanche adesso. Dobbiamo pensarci noi, anche se la sfida è grande.

Per cominciare potremmo aderire alla proposta di referendum per un'altra tv, che si propone un riordino della RAI, sottraendola al controllo politico e restituendola ai cittadini.

12 maggio 2006

Iniziamo

Un primo passo è stato fatto, quantomeno non è stato rieletto (anche se lui ritiene di sì, ma col passare del tempo speriamo che qualcuno glielo faccia capire...).
Penso abbiate intuito che sto parlando del signor Berlusconi da Arcore, che tanto ha fatto e disfatto da quando ha messo piede nel mondo dell'informazione prima e nella politica del NOSTRO paese poi.
Non so voi, ma io ho una gran voglia di sfogare un po' di rabbia e cercherò di farlo in questo blog, dando così il mio contributo alla diffusione di un'informazione che ormai, attraverso i media ufficiali, non esiste più.

Alla prossima